Psicologia

Apprendimento ed Emisferi Cerebrali

Da circa centocinquanta anni la scienza sa che la funzione del linguaggio e le capacità connesse risiedono nell’emisfero sinistro nella maggior parte degli individui (cioè nel 98% circa dei destrimani e in circa i due terzi dei mancini). La scoperta che le funzioni connesse al linguaggio sono una specializzazione della metà sinistra del cervello fu dovuta soprattutto all’osservazione degli effetti provocati da lesioni cerebrali. Emerse chiaramente, per esempio, che la perdita della parola si verificava molto più frequentemente in presenza di lesioni all’emisfero sinistro, che non di lesioni di pari entità all’emisfero destro.

Poiché la capacità di parola e il linguaggio sono strettamente collegati al pensiero e al ragionamento – vale dire alle funzioni mentali superiori che distinguono l’uomo dalle altre creature sulla terra – gli scienziati del secolo scorso definirono l’emisfero cerebrale sinistro dominante o principale, e quello destro subordinato o secondario. Fino a tempi recenti si credeva che l’emisfero destro fosse meno progredito, meno evoluto del sinistro, una specie di gemello più ottuso, con capacità inferiori, diretto e guidato dall’emisfero sinistro in cui risiedono le funzioni verbali.

Ma da alcuni anni le ricerche neuroscientifiche si occupano in modo specifico delle funzioni, fino a non molto tempo fa sconosciute, di un grosso fascio di milioni di fibre nervose che collega i due emisferi cerebrali. Questo cordone è chiamato ‘corpo calloso’. Per le sue notevoli proporzioni, l’enorme numero di fibre nervose che lo compongono e per la sua posizione strategica di collegamento tra i due emisferi, il ‘corpo calloso’ dava la netta impressione di essere una struttura assai importante. Tuttavia (e qui stava l’enigma) esso poteva essere asportato senza gravi conseguenze, come l’esperienza aveva provato.

Negli anni ‘50, in seguito a una serie di studi su cervelli di animali, svolti soprattutto dal Dottor Roger Sperry, premio Nobel 1981 e dai suoi allievi Ronald Myers, Colwyn Trevarthen e altri, fu dimostrato che una delle funzioni principali del corpo calloso era di provvedere alla comunicazione tra i due emisferi, consentendo la trasmissione della memoria e dell’apprendimento. Si scoprì inoltre, che asportando questo cordone le due metà del cervello continuavano a funzionare autonomamente, il che spiegava in parte l’assenza di conseguenze evidenti sul piano del comportamento e della funzionalità in generale.

Negli anni ‘60, questo tipo di studio fu esteso a un gruppo di pazienti neurologici ed emersero altri dati sulla funzione del corpo calloso, che indussero gli studiosi a modificare le loro conclusioni sulle facoltà delle due parti del cervello. Si scoprì, infatti, che entrambi gli emisferi svolgono funzioni cognitive superiori, e che ciascuno è specializzato in diverse e assai complesse modalità di pensiero, tra loro complementari. Dato che queste nuove acquisizioni sul cervello umano oltre ad avere importanti conseguenze nel campo della didattica e soprattutto nell’insegnamento del disegno, per cui vi parlerò brevemente di certe ricerche, note come studi sul “cervello diviso” dovuto Sperry [1] e ai suoi allievi Michael Gazzaniga, Jerre Levy, Colwyn Trevarthen, Robert Nebes e altri, sono stati portati avanti studi sul sonno e reazioni muscolari automatiche di riferimento.

Le ricerche interessarono un piccolo gruppo di individui che divennero noti come pazienti dalla commissurotomia, o dal “cervello diviso” e individui sani. Nel caso dei primi si trattava di persone che avevano subito gravi danni cerebrali in seguito a crisi epilettiche coinvolgenti entrambi gli emisferi. Come rimedio estremo, dopo che ogni altra terapia si era dimostrata inefficace, per poter contenere l’estendersi delle crisi da un emisfero all’altro, si intervenne chirurgicamente asportando il corpo calloso e le relative commisure (o connessioni) e isolando così un emisfero dall’altro. L’intervento, eseguito dai dottori Phillip Vogel e Joseph Bogen, diede i risultati sperati: le crisi vennero controllate e i pazienti riguadagnarono la salute. Nonostante la natura radicale dell’intervento, l’aspetto, il comportamento e la capacità di coordinazione dei pazienti ne risentirono in misura minima, tanto che a un osservatore non particolarmente attento la condotta quotidiana di queste persone sembrava di poco mutata.

In seguito l’équipe svolse con questi pazienti una serie di test ingegnosi e ben studiati, che rivelarono in modo separato le funzioni ‘dei due emisferi’. I test fornirono nuove e sorprendenti prove del fatto che ciascun emisfero, in un certo senso, percepisce una propria realtà, o, per meglio dire, percepisce la realtà a suo modo. Sia negli individui con cervello intatto, sia in quelli con cervello diviso, la metà verbale del cervello – cioè la sinistra – svolge abbastanza costantemente un ruolo dominante. Con una serie di ingegnosi procedimenti il gruppo esaminò il funzionamento separato dell’emisfero destro in questi pazienti, e scoprì che anche la parte destra del cervello, quella priva di linguaggio verbale, vive delle esperienze, ha delle reazioni emotive ed elabora per conto proprio le informazioni.

Nel nostro cervello, in cui il corpo calloso è intatto, i due modi di percezione vengono fusi e conciliati grazie alla comunicazione tra i due emisferi; questo preserva il nostro senso di unità, cioè la nostra sensazione di essere un’unica persona. Oltre a studiare le esperienze mentali dei due emisferi isolati con questo intervento chirurgico, venne analizzato anche il loro diverso modo di elaborare le informazioni. I risultati indicarono che le funzioni dell’emisfero sinistro sono verbali e analitiche, mentre quelle dell’emisfero destro sono non verbali e globali. Nel corso di ulteriori ricerche, svolte da Jerre Levy, emerse che l’emisfero destro ha un modo di elaborazione rapido, complesso, sintetico, spaziale e percettivo, un modo che se da una parte è totalmente diverso da quello verbale e analitico dell’emisfero sinistro, dall’altra è paragonabile a esso per complessità.

La Levy rilevò, inoltre, che la destra insisteva nel respingere la sinistra.[2] Grazie a questi risultati straordinari, ottenuti negli ultimi quindici anni, noi oggi sappiamo che nonostante la sensazione che comunemente si ha di essere un’unica persona – cioè un essere unitario – il nostro cervello è “doppio” e ciascuna metà ha un proprio modo di apprendimento e di percezione della realtà esterna. Ognuno di noi ha, per così dire, due menti, due coscienze, mediate e integrate dal cordone di fibre nervose che si trova tra i due emisferi. Si è potuto verificare che i due emisferi collaborano in diversi modi. A volte essi cooperano con ciascuna metà, contribuendo alle sue specifiche capacità e assumendo quella parte del compito che meglio si addice al suo modo di elaborazione delle informazioni.

A volte, invece, i due emisferi operano singolarmente, vale a dire che uno di essi è attivo e l’altro è più o meno inattivo. Sembra anche che i due emisferi possano entrare in conflitto tra loro, per cui una delle metà cerca di fare ciò che l’altra “sa” di poter fare meglio. Inoltre, è possibile ipotizzare che ciascun emisfero abbia un modo per “tenere per sé” delle informazioni, privandone l’altro emisfero. Non è escluso, quindi, che vi sia qualcosa di vero nel detto secondo cui la destra non sa ciò che fa la sinistra.[3] Quindi l’emisfero sinistro è sede dell’IO e dei processi secondari mentre l’emisfero destro è sede dell’inconscio e dei processi primari.

Rossi sottolinea che “ […] le funzioni di coscienza dell’io e le prese di posizione consapevoli sono, in massima parte, funzioni dell’emisfero sinistro”[4] e Watzlawick riconosce che da un punto di vista psicanalitico questa funzione coincide ampiamente con la definizione dei processi secondari[5].” Rossi evidenzia l’occasionalità della dominanza come conseguenza della situazione: “La dominanza emisferica… ha un importante significato funzionale. Permette che l’emisfero che ha la superiorità nella risoluzione di un determinato problema inibisca simultaneamente l’altro emisfero in modo che non si abbiano a verificare interferenze».

Levi-Agresti e Sperry dimostrano che l’emisfero destro è cc… specializzato per le funzioni gestaltiche, nella sua primaria funzione di sintesi dei dati in entrata[6]». Specializzazione essenziale in quanto, come precisa Nebes, è capace di generare da uno stimolo parziale e frammentario un giudizio conclusivo globale[7]».

Un’importante osservazione effettuata da Jovanovic su soggetti destrimani durante il sonno rivelò che i movimenti della mano sinistra durante le fasi REM erano più frequenti di quelli della destra: «Nel sogno costoro sono mancini. I veri mancini nel sogno diventano destri». Inoltre pazienti commissurotomizzati riferirono a Bogen che non sognavano più.


[1] SPERRY, R. W. (1966) Brain bisection and consciousness, in Brain and conscious experience, a cura di J. – C. Eccles, New York; SPERRY, R. W., (1968) Hemisphere Disconnection and Unity in Conscious Awareness in American Psychologist 23 pp. 723-33; SPERRY, R. W., Lateral Specialization of Cerebral Function (1973) in the Surgically Separated Hemispheres, in The Psychophysiology of Thinking, a cura di F. I. MCGUIGAN e R. A. SCHOONOVER, Academic Press, New York, , pp. 209-29; R. W. SPERRY, M. S. GAZZANIGA e J. F. BOGEN, (1969) Interhemispheric Relationships: the Neocortical Commissures; Syndromes of Hemisphere Disconnection, in Handbook of Clinical Neurology, a cura di P. J. VINKEN e G. W. BRUYN, North-Holland Publishing Co. Amsterdam, pp. 273-89; cfr. LOMBARDO, S. (1980), Il sogno. Una funzione biologica indicibile, Rivista di Psicologia dell’Arte, Anno II, n.2 1980.

[2] Alla fine, il paziente dovette sedersi sulla mano sinistra per impedirle di entrare in azione. Quando infine il ricercatore suggerì al paziente di usare entrambe le mani, la mano sinistra, “esperta” in problemi spaziali, dovette fisicamente allontanare la “incompetente” mano destra per impedirle di interferire. E furono commentate da una paziente con l’espressione:” Ora so: non sono stata io a farlo”.(SPERRY, 1966)

[3] EDWARDS, BETTY, (1979), Disegnare con la parte destra del cervello, ed. Longanesi, Milano, 2001

[4] ROSSI, E. Gli emisferi cerebrali e la psicologia analitica,

[5] WATZLAWICK, P. (1980) Il linguaggio del cambiamento, Feltrinelli, Milano, 1980

[6] LEVY – AGRESTI, e SPERRY, R.W. (1971), Differential capacities in major and minor hemispheres, in Procedings National Academy of Sciences of the U.S., 61, p. 1151

[7] NEBES, R.D. (1971) Superiority of the minor emisphere in commisurotomized man for the perception of part-whole relationships in Cortex.

Dott. Luca de Rose
Psicologo e Psicoterapeuta