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Sport per includere

 

Il bisogno di creare contesti inclusivi sembra essere, oggi, una realtà sempre più presente. Con il concetto di inclusione si considera ogni individuo come una persona a sé stante, ognuno con i propri bisogni, le proprie capacità e i propri diritti di partecipazione. La costruzione di contesti inclusivi, siano essi sociali, scolastici o sportivi è in forte affinità con ciò che riguarda la disabilità (che approfondiremo successivamente), ma trova una forte necessità di presenza anche in contesti come: situazioni familiari difficili, difficoltà economiche, discriminazioni razziali, violenza minorile, immigrazione.

La scuola, come ambiente nel quale vengono ricercati gli apprendimenti, è diventata sempre più inclusiva nel corso degli anni, ma il tempo trascorso nell’ambiente scolastico non occupa interamente la giornata di un ragazzo. Secondo Brofenbrenner e la sua teoria del modello ecologico, il contesto scolastico è un “microsistema”, parte di una prospettiva più ampia dell’ambiente vita. L’autore, molto brevemente, riconosce un microsistema familiare, un microsistema scolastico ed un microsistema extrascolastico (p.e. attività sportiva pomeridiana), perennemente in relazione tra loro (mesosistema), inseriti a loro volta in un più grande “macrosistema”.

L’attività sportiva che un ragazzo sceglie di praticare, pertanto, rappresenta un’area d’azione molto importante dove agire e costruire delle esperienze che siano quanto più varie e ricche possibili. Attraverso lo sport è possibile promuovere l’apprendimento, il lavoro di squadra, la disciplina, la socialità, oltre che aumentare l’integrazione dei gruppi più vulnerabili contrastando ogni forma di discriminazione.

 

Alfonso Guastafierro