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Diritti televisivi: cosa c’è da sapere?

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare della guerra tra enti televisivi per l’acquisizione dei diritti televisivi del campionato di calcio italiano e per la programmazione delle competizioni internazionali. Elemento fondamentale per le società calcistiche per accaparrarsi decine se non centinaia di milioni in più sul proprio bilancio.
Proprio in questi ultimi mesi si sono chiuse le trattative con la Lega Calcio per l’assegnazione dei pacchetti per i vari enti televisivi. Dopo lo scandalo MediaPro, ( gruppo audiovisivo spagnolo, che aveva offerto 1,2 miliardi di euro alla Lega ma con un’offerta che non rientrava nelle normativa italiana) la Lega ha deciso di accettare le due offerte fatte da Sky e Perform. Guadagnando circa 973,3 milioni annui per il prossimo triennio, più 150 milioni annui variabili legati alla crescita degli abbonati delle due piattaforme.

Ma quali sono le regole che definiscono la spartizione dei premi per i club? In base a quali parametri una squadra guadagna più dell’altra dai diritti televisivi?
Prima del marzo 2018 la legge che regolamentava tutto ciò era la Melandri-Gentiloni, in vigore dal 2008, che suddivideva i premi provenienti dalla vendita dei diritti televisivi in questo modo: La cifra incassata dalla Lega doveva essere decurtata di un 10%, destinato ai settori giovanili; di un ulteriore 0,5% da destinare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato; la parte restante si divideva secondo questi criteri:

  • Il 40% veniva distribuito in parti uguali a tutte le società;
  • Il 30% veniva distribuito alla società con un maggiore bacino di utenza: si tenevano in considerazione i numeri dei tifosi, e quindi la media dei numeri di biglietti venduti, ma anche il numero di residenti della città di appartenenza del club;
  • Il restante 30% veniva distribuito in base ai risultati sportivi: per accaparrarsi questa fetta venivano valutati i risultati dell’ultima stagione, quelli degli ultimi cinque anni e di quelli dal 1946 fino alla sestultima stagione.
    L’immagine sottostante ci consente di analizzare quanto abbiano guadagnato le società nell’ultima stagione dai fondi provenienti dalla vendita dei diritti televisivi.

 

 

Grazie a questi dati, fornitici da calcioefinanza.it, salta subito all’occhio il gap che c’è tra i primi e gli ultimi della classifica. Per rimediare a questa notevole differenza, l’ex Ministro dello Sport Luca Lotti ha firmato il decreto sui nuovi criteri di ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti audiovisivi del campionato di seria A. Le modalità saranno le seguenti:

  • una quota del 50% da dividere equamente a tutti i club partecipanti al campionato;
  • una quota del 30% sulla base dei risultati sportivi conseguiti, formata dal 5% dello storico; dal 15% determinati dal numero di punti acquisiti e dalla posizione in classifica raggiunta nell’ultimo campionato e dal 10% in base al piazzamento nelle ultime cinque stagioni;
  • l’ultima quota del 20% la ci si aggiudica in base al bacino di audience: quest’ultima fetta è stato la svolta più importante che ha portato il decreto, perché ci saranno dei parametri più oggettivi e misurabili, infatti: l’8% viene dato in base agli ascolti misurati dall’Auditel, e il restante 12% in base alla media dei biglietti venduti nell’anno precedente.

L’ex Ministro Lotti spiega che questo decreto è stato disegnato prendendo spunto dalle regolamentazioni del campionato inglese, Premier League (campionato che ha un valore di mercato pari a 4 miliardi di euro). Che ha come obiettivo quello di rendere sempre più competitivo il campionato italiano, di rendere anche le partite di fine campionato, che non hanno più niente da dire in termini di classifica, avvincenti ma soprattutto quello di invogliare le società ad investire in strutture più sicure e all’avanguardia per coinvolgere un maggior numero di partecipanti negli stadi.

 

Scritto da: Giuseppe Pavone