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Postura, prevenzione, allenamento.

Uno degli aspetti con il quale mi trovo spesso a combattere, con Atleti e Genitori, è l’organizzazione delle gerarchie nell’allenamento, specialmente quando si tratta di giovani atleti con ambizioni professionistiche.
Il modello attuale prevede un approccio del tutto insensato. Lasciatemi spiegare il perchè.

Nella logica comune, l’Atleta si allena, performa, recupera e ripete il ciclo all’infinito. Quando ha qualche problema le alternative sono due:
Primo, continua ad allenarsi, fino a quando può, poi si ferma; secondo, comincia a fare sporadiche sedute di fisioterapia o trattamenti di svariato tipo, per gestire un problema fisico.
Ad un certo punto prosegue senza particolari problemi, oppure si ferma del tutto perchè il sintomo si è cronicizzato e non gli permette di allenarsi con continuità. Ora possono accadere due cose.

Si riposa, il dolore si affievolisce, riprende ad allenarsi, riesce per un paio di giorni, poi si ferma del tutto nuovamente. Ripete questo ciclo fino a quando il dolore non gli permette neanche una banale corsa a ritmo blando. Altra alternativa, comincia a girare per trovare una soluzione al problema.
Questo breve scritto non vuole mettere in evidenzia o criticare il lavoro terapeutico, specialmente in questa fase, poichè un problema oramai divenuto cronico è estremamente complesso da gestire e non basta una settimana per risolvere il tutto, la fretta regna sovrana, la fisiologia ringrazia!
In questa fase esistono anche Atleti girovaghi, che chiedono consulenza per mesi ed attuano soluzioni fai da te, dalle più disparate alle più inutili.
Questa illogicità parte da due punti chiave, fondamentali, che hanno un nome. Prevenzione e Priorità.
La prevenzione nello sport è semplice nella sua definizione, un’Atleta di base è sano, non ha particolari patologie, ha superato le visite medico-sportive.
Lo step successivo è verificare se è pronto, in equilibrio per effettuare una qualsiasi sport.

Talvolta vedo ragazzi con sovraccarichi laterali che superano i dieci chilogrammi, con schiene disastrate e spesso con atteggiamenti scoliotici. Con genitori distratti ai quali se si domanda quando il proprio figlio ha fatto una visita oculistica, non lo ricordano o rispondono:”mai!”.

Lo sport, non è accompagnare un figlio, nipote al campo di gioco o in palestra e farlo “sfogare”. Lo sport, almeno per i ragazzi che ambiscono a raggiungere certi livelli è disciplina e un allenatore può aiutare ma si parte dalle mura di casa.
Quindi prevenzione è capire e dire ad un genitore se il proprio ragazzo è a rischio. Questa è una assicurazione, che non ha prezzo.
Priorità. Ci sono dei cardini dai quali non si può prescindere, se si pratica sport. Uno fra tutti è la nutrizione e in fasi più avanzate, l’integrazione con prodotti di elevata qualità.
Purtroppo, l’alimentazione è la parte più sottovalutata, specialmente dopo l’allenamento, dove il corpo è più ricettivo e chiede nutrienti. Pasta al pomodoro e cotoletta non è un pasto post-allenamento adeguato. Oppure coca cola e patatine. Da qui alla morte il cibo raffinato, senza micronutrienti, vitamine e minerali per intenderci, è spazzatura, al di là dello sport.

In un ipotetico modello gerarchico, bere acqua, acqua pura è il modo migliore per prevenire, crampi, colpi di calore, problemi articolari, mantenere idratate strutture vitali. Inoltre i dischi intervertebrali sono costituiti da acqua. Pura acqua. Bevete. Fate una impedenziometria, per vederne la necessità e la distribuzione.

Altro aspetto sottovalutato, anche dalla cattiva pubblicità che ne è stata fatta, è il maledetto stretching.
Essere flessibili non vi salverà da un allenamento insensato, ma aiutare ad abbassare il tono muscolare (in realtà questo fa lo stretching statico), utile nei giorni di riposo o di recupero attivo. Può aiutare l’ossigenazione periferica e mantenere un giusto equilibrio tra agonisti ed antagonisti. Fate una prova, prima di un allenamento provate a toccarvi la punta dei piedi a gambe tese. Riprovateci dopo e appuntate mentalmente le differenze. Ovviamente dopo sarete meno flessibili. Lo stretching aiuta a velocizzare il ritorno ad una contrazione muscolare di base più fisiologica.

In ultimo, non andate a fare allenamento se siete veramente stanchi, sovraccaricati di compiti, dopo una giornata “no”, raffreddati, svogliati, con dolori muscolari intensi. Non accade nulla di negativo.
Certo, non deve essere una scusa!

Ci vogliono settimane per perdere gli effetti di un allenamento!

La prestazione, ovvero come il corpo si esprime dopo che ha seguito un certo regime di allenamento, è figlia anche (e specialmente) del Vostro stile di vita, delle Vostre priorità e di cosa fate per recuperare, riposare. Scendere in campo e non riuscire ad esprimersi pienamente non è sempre colpa dell’aver fatto poco, anzi, spesso per quello che si vede in giro la causa è del fare troppo in condizioni di partenza non proprio eccezionali.

 

Armando Vinci