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L’automobilismo sportivo: conosciamolo meglio…

Lo strapotere mediatico degli sport di massa creano un effetto di “lente opaca” verso i così detto sport d’elite che rimangono ai margini del tessuto sportivo mondiale. L’analisi presa in considerazione è rivolta all’automobilismo sportivo (più precisamente a vetture monoposto adibite a circuiti sportivi) a torno al quale orbita un enorme giro d’affari. L’aspetto analizzato in questo articolo funge da introduzione a tutto ciò che riguarda la preparazione fisica e la riabilitazione in acqua di questi atleti. Per approfondire l’ambito tecnico-fisico di questo sport è necessario però fare una premessa  per capire di cosa si parla.

La Formula 1,  in sigla F1, è la massima categoria (in termini prestazionali) di vetture monoposto a ruote scoperte da corsa su circuito definita dalla Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA). La categoria è nata nel 1948 (in sostituzione della Formula A, a sua volta sorta solo qualche anno prima, nel 1946), diventando poi a carattere mondiale nella stagione 1950.

 

Considerata questa parentesi iniziale che risulta importante per immergersi nel “mondo delle corse” è possibile passare allo step successivo ovvero comprendere gli aspetti chiave di questo affascinante sport. L’universo legato alla formula 1 è vastissimo, ricco di sfumature e curiosità che a volte non vengono pubblicizzate come dovrebbero, tenendo nell’ombra molte peculiarità di questo splendido SPORT. L’argomento preso in esame riguarda proprio l’essenza della formula 1, ovvero tutto ciò che circonda l’evento in se per se. Infatti la gara è solamente il risultato di un grande lavoro di squadra costruito da un team che fa fede ad un’unica scuderia, questo ci fa comprendere che il pilota e colui che trasforma nel miglior modo possibile questo impegno collettivo. Entrando più nello specifico è proprio il pilota che sfrutta le sue capacità cordinative e condizionali per vincere la gara o quantomeno per fare una buona prestazione e portare punti alla propria scuderia.

Ma come possiamo definire questo talento?

Che talento bisogna avere per stare seduti ore ed ore in una monoposto cercando sorpassi e controsorpassi?

 

Questo talento è forgiato tramite un duro allenamento fisico e mentale, l’aspetto atletico-funzionale è di fondamentale importanza per un pilota che è sottoposto a forze che in pochissimi sport si riscontrano. Il MODELLO PRESTATIVO di un pilota è un modello incompatibile con qualunque altro sport. Questa peculiarità è dovuta sopratutto ai ristrettissimi periodi di pausa all’interno di una gara, che, in relazione ai periodi di lavoro, creano un enorme divario con qualsiasi altro sport. In quasi tutte le altre attività sportive agonistiche per un atleta è possibile prendersi un momento di pausa, che sia il cambio campo nel tennis, i minuti in panchina nel basket, o semplicemente la possibilità di rifiatare nel calcio mentre l’azione si sviluppa lontano dalla propria zona. Nella formula 1 questi momenti di relax non sono assolutamente possibili e gli errori vengono pagati a caro prezzo.

 

Autore: Donato Risola