AllenamentoPedagogiaPedagogia SpecialePreparazione FisicaPsicologiaSport

I benefici dell’acqua sul disabile

L’acqua è un ambiente facilitante e favorevole , soprattutto per i soggetti disabili. Essa di per sé è un ausilio didattico di incredibile efficacia in quanto stimola tutto il sistema neuromuscolare, la propriocettività, l’esterocettività ed il rilassamento , come forse, in altra maniera non si potrebbe ottenere. L’acqua è un’alleata preziosa, ma da sola non basta, perché è necessario creare alcune sinergie tra operatori/istruttori, terapista della riabilitazione, assistenti, familiari ecc… . L’acqua scatena delle modificazioni fisiologiche e neuromotorie che permettono, seduta stante , di rendersi conto del benessere psicofisico provato dai diversamente abili. Indipendentemente dalla disabilità, si va a constatare  l’importanza di una mirata metodologia che darà anche  soddisfazioni. Il benessere acquatico permette, al diversamente abile, di stimolare in modo appropriato le endorfine e soprattutto di vivere momenti gratificanti. La parziale assenza di gravità permette loro di eseguire posture o movimenti, che sarebbero improponibili sulla  terra ferma, e di trarne vantaggi motori e psichici di grande rilievo.  L’apparato cardiocircolatorio trae dall’attività acquatica importanti benefici e la coscienza dell’atto respiratorio in acqua è piu’ marcata. Siamo consci delle potenzialità dell’elemento acqua in tutte le sue sfaccettature e che l’acqua possa offrire, ad una tipologia di disabilità, momenti piacevoli e di benessere psicomotorio.

L’acqua , come origine della vita, è simbolizzata da due onde: una piu’ grande e una piu’ piccola, due braccia che avvolgono, una culla che accoglie e protegge. Essere fluidi e armonici nell’acqua porta ad imparare a esserlo anche nelle relazioni della vita. Il lavoro in acqua  rilassa ,rimuove blocchi e tensioni. Si tratta di un lavoro specifico, fatto non in un’acqua qualsiasi , ma in acqua  calda ; viene chiamato PSICOANALISI FLUIDA. Scompaiono dolori, perché i muscoli si distribuiscono e la colonna  ondeggia, così corpo e mente vivono in armonia. Il cervello,  quando sta a riposo, secerne endorfine e ormoni che riducono le sensazioni di dolore e stimolano quelle del piacere e benessere. L’importanza del lavoro in acqua è non creare in alcun modo incontri rigidi e programmati,  non porsi in modo direttivo, strutturare il meno possibile l’attività e non utilizzare il gioco come semplice rinforzo cognitivo.

«Il gioco insegna a far coesistere due atteggiamenti diversi: l’essere pienamente coinvolti in quel che si viene facendo e il possedere la consapevolezza che ci troviamo all’interno di una dimensione relativa, delimitata, condizionata» (Staccioli, 2004)

Per Nietzstche il gioco:

  • Contrappone la levità alla pesantezza della routine;
  • Producendo una distanza che è anche distensione e allegria.

Per Vygotskij il gioco:

  • Attiva l’area di sviluppo potenziale;
  • Evita di generare frustrazione e senso di inadeguatezza.

Quindi occorre mettere le basi sull’attività spontanea come scambio relazionale , permettendo loro di sperimentarsi in relazione al gruppo e al materiale. Tutto questo, giocando sulla linea di confine tra paura di cadere nell’acqua e il piacere di lasciarsi andare, sulla lentezza dei movimenti e la capacità di galleggiare.  La prima cosa che bisogna  fare ,è  far  ambientare il disabile all’interno dell’ambiente acquatico. Ovvio che in base alla patologia avremo delle reazioni differenti all’ingresso in acqua. L’ obbiettivo iniziale quindi è  l’ “ambientamento” in acqua , cioè :

“ LA SITUAZIONE NUOVA IN CUI SI TROVA IL CORPO CHE E’ COSTRETTO A CERCARE UN NUOVO EQUILIBRIO ED A SENSIBILIZZARSI RISPETTO ALLA NUOVA POSIZIONE E PER ORGANIZZARE LE INUSUALI SENSAZIONI PROVENIENTI DAI VARI ANALIZZATORI.”

Il soggetto disabile che arriva in vasca per la prima volta , privo di esperienze acquatiche, presenta uno stato in cui non dispone di schemi motori specifici per l’ambiente acquatico. Nel corso dell’ambientamento si andranno a verificare situazioni di disagio e di paura, provocate dall’acqua, oppure dall’oppressione avvertita dal corpo che viene circondato dall’elemento liquido. L’Ambientamento è un percorso della durata di tre sedute(poi ci si regola in base al soggetto)e, in conseguenza a questo periodo, in successione si va a valutare una serie di competenze come :

  • galleggiabilità,
  • rilassamento,
  • respirazione ed altre indicative della “confidenza” con l’acqua

Questa fase deve essere vissuta con il soggetto sotto forma di gioco.

PRINCIPI UTILI PER L’APPRENDIMENTO DEL DISABILE

Nella metodologia d’insegnamento , il tecnico deve tener conto delle tappe dello sviluppo psicofisico dell’allievo, in quanto la sua capacità di ricezione ed assimilazione di contenuti e proposte pratiche è strettamente correlata alla sua maturazione psicofisica. Ci sono principi che illustrano le tappe da tener conto :

Principio dell’individualizzazione: considera le differenze individuali nei ritmi cinetici, nell’efficienza e nell’efficacia causate dal deficit motorio. Il tecnico deve saper apprendere e riconoscere questi diversi aspetti, poiché in base a questi sarà possibile una buona programmazione didattica. La funzione socio-educativa dell’attività motoria aiuta l’individuo a sviluppare al massimo le sue potenzialità, evidenziando ciò che egli è già in grado di fare.

 Principio della totalità: l’individuo deve essere percepito come unità bio-psichica.

Principio della solidarietà: la ricerca del contatto sociale non dipende da un affetto momentaneo, ma nasce da un’attitudine radicata e dalla necessità di un’azione comune da perseguire in gruppo. L’individuo disabile prima conoscerà se stesso, il suo corpo, in seguito sperimenterà la motricità altrui, imparando ad osservarla, interpretarla e riconoscendone il suo valore espressivo.

Principio di motivazione: lo sport capovolge la situazione in cui si trova il disabile, egli infatti si trova ad aumentare le proprie attività, ampliando il proprio volume di azione e allargando gli orizzonti fisici.

Lavorando con i disabili spesso si riscontrano più frequentemente rispetto ai normodotati i seguenti “influssi di disturbo”:

  • FATICA;
  • EMOZIONE;
  • CADUTA DELL’ATTENZIONE;
  • BASSO  LIVELLO DI CONCENTRAZIONE.

Tali influssi legati più a fattori emozionali e relazionali si prevengono grazie alla messa in atto di strategie operative atte a rilevare sempre curiosità ed attenzione, proponendo gesti possibili che diano piacere alla riuscita dell’esecuzione rinforzando l’autostima e la motivazione a partecipare.

 

AUTORE: Salvatore Sciusco

 

Parte Uno: Il disabile nello sport

Parte Due: Le Attività Fisiche Adattate

Parte Tre: Perché l’acqua viene considerata una cura!