Preparazione Fisica

Analisi delle peculiarità del modello prestativo atleta-pilota!

Quarto capitolo di questo fantastico percorso che Itaca sta approfondendo. Dopo aver visto la differenza con gli altri sport e punti base di questa disciplina, andiamo a vedere le peculiarità del modello prestativo atleta-pilota.

L’elevata  velocità,  che  rende  già  di  per  sé la  situazione  molto complessa  (in Formula  1  la  velocità  del mezzo  supera  i  300 km/h) è forse l’aspetto più complesso da gestire perchè ovviamente “vince chi va più veloce”. Proprio per questo sarà fondamentale adattare il protocollo di allenamento a questa condizione specifica sopratutto a secco.

La Natura  multitasking  della  guida permette al  pilota  di  gestire contemporaneamente diversi aspetti mentali e comportamentali: concentrarsi sui fattori  esterni variabili (mutevoli condizioni  della  pista), evitare  di  entrare  in contatto con altre  auto, gestire i dati visualizzati sul volante, ascoltare le informazioni via radio dagli ingegneri di pista…

 

In  Formula 1 le gare  durano  circa  due ore,  non  ci  sono  pause, non  c’è  la possibilità  di interrompere  momentaneamente la  gara,  magari anche solo per ritornare in posizione eretta.
Durante la prestazione, i piloti evidenziano un consumo  di  ossigeno simile  a  quello di  giocatori  di basket, calcio  o  pallamano,  ma nel loro caso viene attribuito all’impegno  muscolare necessario per mantenere  una posizione stabile del corpo come ad esempio lo stesso peso del casco che può raggiungere i 6,5 kg (in particolare, contrazione isometrica dei muscoli del collo, dell’addome e delle gambe).

Carico  elevato  di accelerazioni  gravitazionali (forza  g) ha una grassa influenza sul pilota che deve possedere  una  grande  forza  fisica  per  contrastarle e  manovrare  il  volante  in situazioni di grande criticità (ad esempio,  nelle  curve  dove  deve  contrastare  le elevate forze centrifughe).

Un caso concreto a rafforzare ciò può essere:
Il  collasso  di  Nelson  Piquet  sul  podio,  durante il  Gran  Premio del  Brasile nel  1982,  è un evento  determinante per far comprendere  quanto un’adeguata preparazione  fisica fosse indispensabile per la  salute  e  la  vita stessa dei  piloti.
Prima  di questo  episodio si  sottovalutava l’importanza  di programmi  di allenamento specifici per i piloti considerati atleti ma non preparati come tali.

 

David  Coulthard,  ex-pilota  di Formula  1,  ha descritto  la sua  esperienza: “La  parte  superiore del  tuo corpo  deve essere abbastanza forte per sopravvivere allo stress di 5 g (un’accelerazione pari a cinque  volte  quella  gravitazionale)  e  quando  si frena  alla  fine del  rettilineo  ci si sente  come  se ti  avesse colpito una mazza”.
La presenza  della forza g determina un maggiore  sforzo  cardiovascolare per  far circolare  il  sangue nel corpo, ed in  particolar  modo  verso  il cervello. Per quanto riguarda gli occhi cominciano ad avere problemi già con una forza g pari a 2-3, con una riduzione della  visione  periferica (creando  l’effetto di  visione  tunnel).

 

 

I casi appena riportati sono solo alcuni dei più eclatanti presenti in questo sport e dovrebbero confermare la grande qualità atletica del pilota. Solo in un successivo momento sara possibile passare ad un protocollo tecnico-specifico.

Il lavoro specifico è quello tipico della disciplina e si svolge nell’ambiente usuale di gara ed è “terreno” del tecnico del settore, pur se interagente con il lavoro del preparatore.
Ciò che è importante sottolineare, è la necessità di esercitarsi e quindi allenarsi in modo specifico e generale, nel corso dell’anno e degli anni, senza interruzioni, ma con modalità differenti a seconda del periodo agonistico.

 

AUTORE: Donato Risola

Parte Uno: Automobilismo sportivo

Parte Due: Il Modello prestativo della F1, cosa cambia con gli altri sport?

Parte Tre: Il modello prestativo della Formula 1 (Parte due)