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Il principio di Archimede

Il Principio di Archimede: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta idrostatica dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato. Di conseguenza quando ci si immerge fino all’ombelico il nostro peso si riduce, apparentemente, di circa il 50% per diminuire sino al 90% quando l’immersione raggiunge le spalle.

Il peso di un corpo immerso (parzialmente o totalmente) non è quello totale misurabile fuori dal liquido, ma il peso del volume di fluido spostato dalla parte immmersa. Questa quantità riduce il peso del corpo (parte immersa e non nel fluido) quando si trova appeso ad un filo nello spazio vuoto.Grazie a questa spinta di carattere prevalentemente meccanico si “alleggeriscono” tutte le catene cinetiche muscolari permettendo un movimento leggeremente sovraccaricato (dall’acqua).Questa spinta permette di riprendere prima gli esercizi di deambulazione alleggerendo il peso gravante sulle articolazioni e migliorando l’irrorazione del tessuto cartilagineo.

 

 

La clinica ortopedica dell’università di Pisa ha condotto svariate ricerche in quest’ambito e possono aiutarci a capire gli effetti di questa legge sui vari segmenti anatomici del corpo umano; Le variazioni del peso corporeo in acqua rispetto al peso reale, sono in funzione del livello di immersione. Un soggetto normotipo immerso in acqua avrà una diminuzione apparente di peso di circa: il 7% a livello del collo (C7), del 20% alle ascelle, del 33% alla linea mammillare,  del 50% all’ombelico, del 66% ai trocanteri, dell’ 80% a metà coscia, del 95% al polpaccio. Questi valori sono suscettibili di variazioni individuali determinate da diversi parametri, come:

 

  1. la morfologia del soggetto: una persona obesa galleggia sempre e meglio di un soggetto magro che ha minore tessuto adiposo. Il maggior contributo al galleggiamento del corpo è dato dal tessuto adiposo che ha una densità relativa (D.R.) pari a 0,900 (D.R. del tessuto osseo = 1,560, D.R. del tessuto muscolare = 1,060)
  1. il riempimento di ossigeno dei polmoni
  2. eventuali patologie in atto (enfisema, edemi, etc.)
  3. il tipo di acqua in cui il soggetto è immerso: una maggiore densità dell’acqua comporta un migliore galleggiamento ed il galleggiamento è migliore nelle acque mineralizzate .
  4. la temperatura dell’acqua: il galleggiamento aumenta con la diminuzione della temperatura.

 

 

AUTORE: Donato Risola